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lunedì 13 febbraio 2012

La Troika ha la meglio sulla Grecia nonostante la rabbia del popolo

Laboratorio Occupato Insurgencia

Il Parlamento greco ha approvato il piano di austerità, che permetterà alla Grecia di ottenere un prestito di 130 miliardi di euro dall'Europa per far fronte alla crisi economica e per evitare il rischio default che comprometterebbe tutti i paesi della "zona euro".
Ad Atene nei pressi del Parlamento, fin dalla mattinata di ieri, si respirava un clima di rabbia tra i manifestanti che si sono scontrati fino a tarda notte con le forze dell'ordine. Secondo alcune fonti, sono 120 le persone ferite e tra loro ci sono 50 poliziotti e 70 manifestanti. Molteplici sono stati gli attacchi incendiari a istituti finanziari e alle varie agenzie lungo le strade della città. Stamattina ad Atene ci si è svegliati con l'odore acre dei lacrimogeni che la polizia ha lanciato contro i manifestanti, nel tentativo di far sgomberare la piazza per permettere che all'interno del Parlamento si potesse svolgere la seduta di voto senza nessun rischio.
Addirittura il sindaco di Atene Giorgos Kaminis, attraverso una conferenza stampa, ha denunciato il tentativo di alcuni manifestanti di entrare all'interno del Municipio, attacco poi respinto prontamente dalle forza dell'ordine. Tuttavia non solo Atene è stata al centro della collera e della furia dei manifestanti, infatti altri scontri si sono registrati anche in altre città come a Volos dove sono stati dati alle fiamme il Comune e l'agenzia dell'entrate.
Nonostante ciò, nella nottata, nel Parlamento greco, il piano di austerità è stato approvato con 199 voti favorevoli e 74 contrari su 300 votanti. In quest'ottica le decisioni che erano state deliberate dal governo Papademos nei giorni scorsi, si sono trasformate in legge e permetteranno alla Grecia di ottenere un prestito di 130 miliardi di euro dalla Troika e quindi di poter pagare circa 14.500 milioni di debito in scadenza nel prossimo mese. Il ministro delle finanza greco Eleftherios Venizelos aveva dichiarato sempre nella giornata di ieri che tra il "male" e il "peggio" bisogna scegliere il male, proprio per evitare che il paese possa evitare di avvicinarsi sempre più al default che potrebbe avere effetti molto negativi all'interno della società. Un copione, quello del ministro delle finanze, che è stato ormai recitato troppe volte. Dinanzi ad una crisi che è stata creata non dai cittadini ma da coloro che  governano il paese, l'esecutivo chiede lacrime e sangue per far ristabilire l'equilibrio finanziario. Tanto che importa delle persone che andranno a finire per strada schiacciate dai debiti? A chi interessa della sorte dei migliaia di imprenditori che non potendo sostenere più il costo dei tassi troppo elevati saranno costretti a dichiarare il fallimento? Cosa interessa delle persone che perderanno il posto di lavoro?
Il piano di austerità infatti contiene delle misure davvero drastiche che, se da un lato secondo il presidente Papademos porteranno la Grecia ad una crescita a partire dal 2013, dall'altro porteranno sempre più le famiglie greche verso la povertà reale. Il pacchetto delle misure che è stato approvato porterà ad una radicale riforma del lavoro che colpirà soprattutto gli strati più deboli della società ellenica. Tra le misure adottate vi è la riduzione del 20% del salario minimo garantito,  taglio delle pensioni e riduzione della spesa pubblica che colpirà la difesa, gli ospedali e le autonomie locali. Tuttavia la misura più dura e che sarà applicata da subito è quella che prevede il licenziamento di 150mila dipendenti pubblici.
Quello che è accaduto in Grecia deve far riflettere sulla pericolosità di un governo formato da tecnocrati. Le amministrazioni governative costruite per far l'interesse degli istituti bancari internazionali, con uomini che appartengono ai poteri forti delle banche, vedi Papademos in Grecia e Monti nel nostro paese, possono essere molto pericolosi per la cittadinanza, poiché sottraggono a quest'ultima tutta la sovranità che gli compete per far si che si possa invece salvaguardare il sistema finanziario a cui poco interessa delle problematiche reali a cui le manovre e le decisioni di questi governi conducono. Ai tecnocrati a cui sono affidati i governi dei paesi a rischio default, poco interessa dell'economia reale del paese che amministrano. A tali persone importa solo che gli indicatori dei mercati finanziari possano variare in positivo per far si che si possa ottenere la fiducia sui mercati finanziari internazionali e permettere alle banche di imporre la propria autorità in ambito della comunità internazionale, per salvaguardare i propri interessi, che sono molto più importanti rispetto a quello di migliaia di cittadini.

venerdì 10 febbraio 2012

Le basi per un buon governo non sono l'imposizione fiscale e i tagli alla spesa pubblica


Volendo giudicare l'operato del governo Monti fino ad oggi, i giudizi che ne derivano sono molto negativi. Ma la questione è come cercar di giudicare l'operato dell'esecutivo e quali sono le condizioni che si pongono alla base di un buon governo?
Fondamentalmente un governo quando viene istituito si pone degli obiettivi e degli scopi da raggiungere per mirare al miglioramento, inteso come progresso e raggiungimento quindi del bene comune. Nel caso dell'amministrazione Monti però bisogna subito prendere in considerazione un fattore, che poi è la base principale dell'opposizione politica che la Lega e l'Italia dei Valori stanno imputando ai tecnocrati di palazzo Chigi. Tutti sanno che alla base di questo nuovo governo non c'è stata volontà popolare espressa attraverso il voto, strumento fondamentale in una Democrazia attraverso la quale il popolo può esercitare la propria sovranità. Monti, fatto senatore a vita dal Presidente della Repubblica, ha sostituito il governo dei "bunga bunga" che espressione di quel "berlusconismo" che  ha condotto il nostro paese sempre più verso la rovina.
Con tutte le considerazioni che possono essere fatte, Mario Monti come si sa è uomo della Goldman Sachs, potente istituto finanziario che è causa di quella speculazione finanziaria esercitata sui mercati e che porta ad un potere assoluto esercitato dalle banche nei confronti dei governi, che per ottenere la fiducia dagli investitori internazionali, devono sottoporsi alle minacce della Troika (Ue,Bce,Fmi) e quindi deliberare misure anche impopolari.
Su queste basi si può costruire una critica nei confronti della direzione politica Monti, che fino a questo determinato momento ha dimostrato di badare più agli interessi degli speculatori finanziari che a quello della nazione. La politica economica del premier si potrebbe sintetizzare in un incremento dell'imposizione fiscale e nel taglio alla spesa pubblica. A questo inoltre si deve aggiungere la questione sulla modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori per beneficiare invece gli interessi delle imprese. Ciò mostra che fino a questo determinato momento, seppur attraverso un analisi generale dell'operato del Presidente del Consiglio, il governo si è mosso per far variare positivamente quegli indicatori dei mercati finanziari, quali il famoso "spread", che non rientrano in nessun modo nell'economia reale di un paese, che prende invece in considerazione la produzione di beni e servizi di cui tutti possono usufruire e che portano ad un benessere collettivo che corrisponde poi al bene comune all'interno di una società.
In quest'ottica, mettendo sul banco degli imputati l'esecutivo Monti, si può dire che se buon governo significa  efficienza nell'operare per la tutela degli affari pubblici e quindi per l'utilità e la prosperità degli strati sociali, allora la conduzione del signor Monti fino a questo determinato momento si è rivelata tossica per la maggioranza dei cittadini italiani. Quando si parla di crescita e sviluppo si sta facendo demagogia, poiché a nulla servono le manovre e le misure deliberate dal governo se queste non fanno altro che portare le famiglie ulteriormente ad indebitarsi e a perdere il potere d'acquisto. A questo si aggiunga la produzione zero e la disoccupazione, che significano in un termine solo recessione.
Sicuramente questa non è la sede adatta per arrivare a dei risultati finali che possano o meno condannare l'attuale governo, ma un principio fondamentale che bisogna ricordare è che il fattore fondamentale che davvero può portare ad un avanzamento, sia delle istituzioni politiche che della società, è il progresso. Quest'ultimo inteso inoltre come miglioramento ed evoluzione positiva sia degli istituti politici che della società, affinché si possa raggiungere quel bene comune che da solo basterebbe alla ripresa ed al riscatto politico,sociale,economico e culturale del nostro paese.

giovedì 9 febbraio 2012

La "Troika" comanda, il governo greco obbedisce.


Mentre in Italia la Fiom rinvia per neve la manifestazione che era stata indetta per venerdi 10 Febbraio 2012, la Grecia resta in piazza sfidando la pioggia e il gelo, che in queste ultime ore hanno colpito Atene. Martedi infatti a piazza Syntagma c'è stata l'ennesima manifestazione popolare contro il governo greco, colpevole di deliberare misure impopolari per ridurre il suo debito con l'estero. L'esecutivo tecnico, appoggiato da George Papandreou (socialista), Antonis Samaras (centro destra) e Giorgios Karatzaferis (estrema destra), si è unito nelle stesse ore per discutere dell'accordo con la Troika (UE,FMI,BCE) per far si che la Grecia possa ottenere aiuti per circa 130 miliardi di euro.
Nel frattempo per sbloccare i 130 miliardi di aiuti internazionali, il governo tecnico greco dovrà ricorrere a decisioni, che porteranno ancor più povertà nel paese. Infatti, sotto pressione delle Troika, sono previste misure come il licenziamento per 150mila dipendenti pubblici, taglio dei sussidi pensionistici, riduzione del 20% degli stipendi nel settore privato. Inoltre, in queste ore, il governo dovrà operare per ridurre la spesa pubblica e il taglio coinvolgerà soprattutto il settore sanitario. Inutile dire che dinanzi all'ennesima minaccia della Troika, il governo ellenico è costretto ad operare sotto pressione per salvare un sistema, quale quello dei mercati finanziari, che ormai fa acqua da tutte le parti. Tutti sanno perché all'Europa sta cosi a cuore il salvataggio della Grecia (ma anche dell'italia). In effetti il crollo economico di uno dei paesi della "zona euro" potrebbe significare una reazione a catena che potrebbe coinvolgere tutto il quadro economico internazionale. Tutto ciò non potrebbero permetterselo gli investitori esteri, che hanno troppi interessi da perdere se davvero ciò accadesse. Allora che fare? L'Europa( ma azzarderei a dire il mondo intero) oggi è sotto la dittatura delle banche, che spingendo i governi a decretare disposizioni impopolari, cercano di salvaguardare il tornaconto di poche lobby che hanno un potere vastissimo in ambito della comunità internazionale. Per salvaguardare quindi l'interesse di queste poche lobby, i governi tecnici sono chiamati a cercar di aggiustare i conti pubblici di un paese e salvaguardare l'interesse di poche persone, che forse non arrivano neanche all'1% della popolazione mondiale. Henry Ford, noto imprenditore statunitense e fondatore della società produttrice di automobili a questo proposito diceva: "Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione".
La Grecia quindi si trova in una situazione di pressione internazionale, esercitata dalla Troika, per spingere il governo a far presto a prendere decisioni per far si che il paese possa diventare maggiormente credibile agli occhi degli investitori internazionali. Questo lo hanno ben capito gli ateniesi che martedi sono scesi in piazza, arrivando fin sotto il Parlamento, per manifestare contro i tagli e la recessione. Quando però un gruppo di giovani manifestanti  ha cercato di bruciare una bandiera tedesca, la polizia è intervenuta con gas e lacrimogeni. Tuttavia quest'episodio non ha influito sul prosieguo della protesta che è terminata solo in tarda serata, mentre dentro i palazzi istituzionali Papademos trattava con i funzionari dell'FMI,UE e BCE.

martedì 7 febbraio 2012

Scordatevi del posto fisso se non avete un padre come quello del Borgia

Ma cosa succede in Italia? Non sono passati neanche pochi giorni dalla battuta sul posto fisso monotono del signor Monti che Elsa Fornero, ministro del Welfare, ha dichiarato che ormai gli italiani addirittura se lo devono dimenticare un lavoro assicurato. E parla proprio lei che ha la figlia che insegna nel suo stesso ateneo ed è responsabile della fondazione HuGeF che è attiva nel campo della genetica. Ma avete capito? La figlia della Fornero non è che ha un solo posto, ma ne ha due ed è fortunata perché ha la madre ha un prestigio sociale molto importante in Italia.
A dire la verità soltanto considerando il binomio virtù-fortuna possiamo capire oggi giorno come si vive all'interno della società. A prescindere dalle capacità che caratterizzano una persona e che sono fondamentali  per trovare un lavoro che possa fruttare bene, in questa società servono fortuna e tante conoscenze e magari se sei il figlio di un professore Universitario, per intenderci meglio, di una persona che abbia prestigio sociale, puoi farti raccomandare e a questo punto dire alla faccia della meritocrazia. Scordatevi le qualità e le capacità, perché nella realtà attuale contano poco e tra l'altro per terminare completamente gli studi e quindi non fermarsi ad una laurea triennale, servono tanti soldi e magari dei genitori che possano mantenerti per farti terminare senza nessun disagio il tuo corso di formazione intellettuale a meno di 28 anni e in questo modo puoi almeno dire "meno male non sono uno sfigato". Infatti oggi giorno se non termini i tuoi studi sotto i 28 anni sei considerato uno sfigato, una nullità, uno scarto sociale e non sono io a dirlo ma Michel Martone viceministro del lavoro e delle politiche sociali. Se non fosse che quest'ultimo è figlio di Antonio Martone, avvocato in Cassazione, gli darei quasi ragione, ma poichè il viceministro è cresciuto in un contesto sociale, dove l'incentivazione economica allo studio non mancava, allora la sua dichiarazione dimostra scarso approfondimento sulle problematiche reali delle famiglie italiane.
In fin dei conti di cosa ci meravigliamo? E' fin dall'antichità che la fortuna ha giocato un ruolo decisivo per il prestigio di una singola persona. Fortuna intendo come quella che ebbe il duca Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI. Il Valentino (nome con cui era conosciuto il Borgia) voleva a tutti i costi anch'egli un regno ed è inutile dire che il padre si rivolse dapprima ai Milanesi e successivamente ai Veneziani per accontentare lo sfizio del suo figliolo. A poco servi' tutto questo, in un'Italia suddivisa ancora in tanti principati il Borgia grazie al potere di suo padre poté godere dell'appoggio del re francese Luigi XII, che lo avrebbe aiutato a togliersi il suo sfizio se solo avesse convinto il padre a deliberare una bolla papale con la quale annullava il suo matrimonio con Giovanna di Valois. Detto fatto e l'appoggio dei francesi consenti' al Borgia di prendersi dapprima la Romagna e successivamente parte della Toscana e dell'Umbria.
Con l'esempio storico citato voglio dimostrare che il binomio virtù-fortuna è storico, anche perché nel corso dei secoli ci sono stati principi e duchi valorosi che si sono guadagnati quello che sono riusciti a creare. Anche oggi esiste qualcuno in alto che si è davvero sudato il suo posto, ma se ci si vede un po attorno ci si accorge che quando si parla di meritocrazia molte volte non si sa neanche di cosa si stia parlando. Non sono il primo a dire che sempre più studenti, terminati gli studi, sono costretti a fare dei lavori umili che non corrispondono al titolo che detengono e tutti inoltre sanno  qual'è la realtà dei concorsi pubblici in Italia. Per questo motivo Monti e la signora Fornero prima di sparare battute offensive nei confronti degli italiani, dovrebbero porsi la domanda su chi li abbia voluti a quel posto. Ma questa è un'altra storia e basta leggersi la biografia dell'attuale Presidente del Consiglio per ottenere la chiave di lettura.

lunedì 16 gennaio 2012

Quando si dice che il popolo è Sovrano

Nel giro di poche settimane vi farò vedere che l'Europa chiederà a Monti una nuova manovra, magari più recessiva di quella approvata il mese scorso e di sicuro più repressiva nei confronti delle famiglie. Dopo il declassamento da parte di Standard and Poor's, di qui a poco l'Italia sarà presa di mira anche da altre agenzie di rating, come Fitch e Moody's, che ci declasseranno ulteriormente. Di conseguenza il ritornello è sempre lo stesso, poiché per convincere le banche europee a offrire credito al nostro paese, bisogna ridurre il debito pubblico attraverso nuove manovre recessive. Ma a che servono le manovre recessive, cioè quelle fatte attraverso l'incremento dell' imposizione fiscale, se poi non si dà l'opportunità agli investitori di poter investire denaro in modo sicuro e ai giovani di poter lavorare per consumare. Non a caso il PIL è calcolato sulla base di una serie di variabili interne dell'economia reale,che portano a capire se la produzione nazionale è stabile o meno e non da variabili virtuali dei mercati finanziari, che determinano solo il gioco della speculazione finanziaria. Le manovre economiche deliberate dal governo e trasformate in legge dal Parlamento, se non creano incentivi per la produzione reale del paese e quindi se non incentrate sulla crescita, non servono a nulla se non a indebitare ulteriormente le famiglie e quindi poi subordinare l'intero paese alla volontà internazionale di pochi speculatori, che determinano i tassi di interesse dei titoli di stato. Allora perché soggiacere al ricatto di poche banche che dovrebbero influire sul futuro del nostro paese e quindi delle future generazioni? E' questa la domanda che si è posto il governo ungherese che in questi giorni ha fatto sapere pubblicamente di non voler pagare il debito e quindi di non voler assoggettarsi al gioco della speculazione finanziaria e delle lobby massoniche che si nascondono dietro tutto ciò. In verità già il premier greco George Papandreou, prima di esser fatto fuori, aveva proposto un qualcosa di rivoluzionario, però di minor peso rispetto a ciò che vorrebbe fare il governo ungherese. Infatti lo scorso novembre, media di tutta europa scalpitarono alla notizia del referendum "sugli aiuti UE" che il premier greco propose, tanto è vero che in pochi giorni  Papandreou  fu fatto fuori e il governo fu affidato al tecnocrate Lucas Papademos, uomo burattino della Troika (UE,FMI,BCE). Più che di una decisione reale, quella del premier Papandreou sembrò una provocazione a tutta l'Europa, per far capire, che le misure deliberate da un governo, devono sempre vincolarsi ai limiti della volontà generale che è quella del popolo, vero Sovrano in una Democrazia. Di conseguenza se un esecutivo decreta delle misure impopolari è normale che il popolo scenda in piazza per manifestare e tutti ricordiamo le dimostrazioni violente dei black bloc di Atene.Tanto è vero che è uno dei principi base di un regime democratico è il seguente: "in ogni Democrazia quando il popolo delega la sua sovranità all'assemblea legislativa può solamente utilizzare lo sciopero,la manifestazione e strumenti di Democrazia diretta per esprimere la propria volontà."

sabato 14 gennaio 2012

Governo di tecnocrati e Sovranità a rischio


Tutti sappiamo chi è il nostro nuovo Presidente del Consiglio, tra l'altro ne abbiamo parlato anche nei post precedenti e abbiamo preso sempre le distanze da un governo tecnico che non è stato voluto dal popolo (vedi qui). Inoltre basta  fare un clic sui motori di ricerca per capire che il signor Monti è uomo nominato dai poteri forti delle banche e dai gruppi di formazione neo-liberista.  La sua biografia parla chiaro, basti pensare che ha fatto parte della Trilateral, tra il 2005 e il 2011 è stato membro della Goldman Sachs ed infine membro del comitato direttivo del gruppo Bilderberg.
In poco tempo il nuovo esecutivo ha approvato una manovra lacrime e sangue che porterà, nell'anno 2012 (secondo l'ISTAT), ogni famiglia italiana a spendere 2100 euro in più. Si è partiti con l'aumento dell'IVA, l'incremento delle accise sulla benzina, per colpire poi, con la riforma delle pensioni, lo strato sociale più debole del nostro paese e cioè i pensionati. Va ricordato inoltre dell ritorno dell'ICI sulla prima casa. Tutte misure che sono state, il mese scorso, trasformate in legge dal Parlamento e che hanno portato in un primo momento ad una fiducia da parte degli investitori esteri, per poi far ritornare tutto come prima e quindi spread a livelli elevati e borsa in negativo. In questo modo l'Italia continua a indebitarsi, tanto è vero che l'agenzia di rating Standard and Poor's ci ha declassato di nuovo insieme ad altri paesi dell' Eurozona, compresa la Francia. Scordiamoci del giudizio con la lettera A, ormai ci hanno regredito alla lettera B. Questo significa che di qui a poco, forse in primavera, Monti, per accontentare gli speculatori finanziari, sarà chiamato a proporre una nuova manovra, magari molto più recessiva dell'ultima e che potrebbe portare ad una nuova tassazione più alta di quella odierna ed ad un maggior impoverimento delle famiglie. In sintesi mentre tale sistema finanziario continuerà a far arricchire gli speculatori finanziari europei, i tecnocrati al governo con misure recessive reprimeranno sempre più le famiglie, con la conseguenza che si allargherà il divario tra ricchi e poveri, proprietari e nullatenenti. In qualche modo si dovranno accontentare le banche o no?
Allora arrivati a questo punto ci si chiede che fine abbia fatto la Sovranità,ma soprattutto dove sia andata a finire la rappresentanza della volontà generale. Ed è proprio quest'ultimo punto che deve farci riflettere, poichè è cosi che ha già avuto inizio, purtroppo per noi, la dittatura delle Banche e dei poteri forti internazionali della TROIKA (BCE,UE,FMI). Quello che sta accadendo in Italia oggi, è la formazione di quel fenomeno politico che vede l'esecutivo Monti, comandato dai poteri forti internazionali, schiacciare il Parlamento. Di conseguenza, se il potere esecutivo sopprime il legislativo, tutta la volontà generale di chi si sente rappresentato dagli eletti ,va a farsi benedire. La Democrazia degenera in dittatura e quindi si rischia di rendere inefficiente quella che dovrebbe essere l'assemblea rappresentativa dei nostri interessi e di conseguenza quando l'organo di stato esecutivo sovrasta il Sovrano, ecco a voi che il despota, ponendosi al di sopra della volontà generale, cerca di tutelare i propri interessi, lasciando il popolo nella miseria. La storia insegna che è in questi momenti, che dinanzi alla morte del corpo politico statale, il popolo deve intervenire per sovvertire l'ordine costituitosi.

Gerald Calente: La Grande Depressione del 2012



Gerald Celente divenne famoso per aver previsto in tempi non sospetti e con grande precisio
ne il crollo dell'Unione Sovietica e il crollo immobiliare. Ora prevede per il 2012, ciò che chiama, la "Più Grande Depressione"

domenica 27 novembre 2011

Il governo non vuole più la patrimoniale

La patrimoniale si fa o no? Tale decisione sembra difficile da prendere, soprattutto perchè qualora il governo decidesse di applicare questa misura, allora in Parlamento scatterebbe subito il veto del PDL e forse anche tra qualcuno del PD. La tassa sui patrimoni potrebbe mettere in crisi le parti politiche presenti a Montecitorio, portando a dei veri e propri conflitti(come se già non ce ne fossero) e a quel punto sarebbe difficile per l'Italia ottenere la fiducia sui mercati finanziari. Il problema è capire se la patrimoniale sarebbe una tassa giusta oppure no. Ma come si fa a giudicare se un'imposta è equanime? Allora ci si chiede se quella tassa tutela tutta oppure solo una parte della nazione. L'imposta patrimoniale, come dice la definizione, è un tipo di tributo che andrebbe a colpire i grandi capitali e coloro che detengono beni immobili. Ne consegue che questo tipo di aggravio fiscale colpirebbe davvero coloro che detengono ricchezze e quindi immobili di proprietà. Ma ci avete pensato a quale potrebbe essere la conseguenza di questa nuova tassa? Supponiamo che un proprietario abbia un edificio di 100mq, vendibile al prezzo di 400.000 euro.Ipotizziamo che al proprietario della casa la patrimoniale in un anno gli costi 2000 euro euro. Secondo voi cosa sarà costretto a fare il proprietario della casa se non quello di abbassare il prezzo e quindi permettere agli acquirenti di comprare l'immobile per liberarsene. In sintesi si può dire che la patrimoniale porterebbe ad un aumento della domanda, perchè secondo il ragionamento seguito sopra, i venditori dovrebbero abbassare i prezzi dei beni immobili per evitare di pagare un'imposta che potrebbe portarli a dei costi annui troppo alti. Allora la tassa patrimoniale sarebbe l'ideale per far abbassare i prezzi delle case, se non fosse per il fatto che l'acquirente quando acquista l'immobile ne diventa venditore e quindi sarà costretto a pagare la tassa annua egli stesso.Tuttavia, questa resta una questione che coinvolge soltanto coloro che davvero possono permettersi di comprare una casa, il problema è che nel nostro paese le nuove generazioni difficilmente saranno in grado di sostenere costi molto alti per l'acquisto della prima abitazione. Se poi vogliamo metterci la reintroduzione dell'ICI, allora il problema inizierà ad aggravarsi ancora di più. Quello che voglio dire è che non possiamo rispondere alla domanda se la tassa patrimoniale è una scelta giusta o sbagliata.Il nocciolo della questione è che in questo momento esiste un governo tecnico,che deve deliberare determinate decisioni per ristabilire il nostro paese dal debito pubblico e far si che questo possa ottenere la fiducia sui mercati finanziari. Ciò nonostante, più della metà del Parlamento si schiererebbe contro la patrimoniale e la conseguenza è che i conflitti potrebbero ancor di più scaraventare il nostro paese nel baratro della speculazione finanziaria.A dispetto di ciò, è notizia della settimana, che il governo addirittura avrebbe rinunciato alla tassa sui beni immobili, suo cavallo di battaglia appena insediatosi a palazzo Chigi. E volete sapere per quale motivazione? Il governo ha giustificato che questo tipo di imposta potrebbe far aumentare l'evasione fiscale, in questo caso da parte di proprietari di immobili che non vorrebbero essere sottoposti a questo tipo di tributo. A questo punto mi chiedo, non entrando più nel merito della giustezza o meno della patrimoniale, se non sia proprio il nuovo esecutivo che dovrebbe acutizzare la sua lotta contro l'evasione fiscale, come annunciato dallo stesso Monti appena insediatosi come nuovo capo del governo. Lo so che sto chiedendo troppo e a pensare poi che i primi evasori fiscali del nostro paese sono proprio i politici,allora mi viene il volta stomaco.